Abbazia di Santa Maria a Finalpia

L’Abbazia di Finalpia fu fondata dai monaci Olivetani (i cosiddetti Benedettini bianchi) alla fine del 1400.  La fondazione fu ratificata dal Papa (Sisto IV) con una bolla del 21 settembre del 1476. Passò stabilmente alla Congregazione Benedettina Sublacense (una delle Famiglie dell’Ordine Benedettino) nel 1905. Fin dal loro arrivo, i monaci si sono dedicati all’assistenza spirituale dei parrocchiani e dei pellegrini che numerosi sono sempre accorsi all’annesso Santuario della Madonna di Pia.

Nella prima metà del Quattrocento soggiornò a lungo nel monastero fra Antonio da Venezia, celebre intagliatore del legno, che vi lasciò un gruppo di lavori di prim'ordine (mobili del coro e altri oggetti minori). 
La tavola della Madonna di Pia. Il dipinto è attribuito a Nicolò da Voltri, noto pittore genovese attivo fra il 1385 e il 1417. Il titolo di Pia è un toponimo, cioè viene alla Madonna dal nome della località (Pia, appunto).
Nonostante le soppressioni ottocentesche e le traversie conseguenti il Monastero è riuscito a mantenere la sua identità e ha continuare ad elargire la sua Spiritualità Benedettina.

I monaci olivetani rimasero a Finalpia per tre secoli, fino al 1799 quando furono colpiti dalle requisizioni successive all'invasione napoleonica. Dopo alterni avvicendamenti tra secolari, olivetani e cassinensi, nel 1905 il monastero venne definitivamente restituito ai monaci sublacensi che vi risiedono tuttora.

Il lemma “Pia” che, come aggettivo nel nostro linguaggio devozionale istintivamente viene applicato a Maria, nella sua origine non aveva assolutamente questa valenza. Deriva dalla denominazione del territorio e si riferiva alla “Valle Pia” che fiorisce lungo il corso dell’attuale Sciusa. Questo nome comincia a comparire, con le relative varianti di Picis, Pice, Pingue, Pia in documenti dei secoli XI e XII, e indica sempre un paese organizzatosi in una libera “compagnia” o struttura aggregativa dotata di proprie norme disciplinari e sociali. Significativo per gli studiosi è l’abbinamento del Castrum Perti con il Castrum Piae: il primo doveva costituire una rocca difensiva del territorio del Finale per la parte più interna del territorio, mentre il Castrum Piae doveva costituire un centro difensivo della zona marittima. L’origine del nome di Finalpia deve essere ricercata nelle vicende storiche che accomunano i tre centri del Finale: Marina, Borgo e Pia. A causa del passaggio del paese di Pia al dominio feudale dei Del Carretto nel marchesato di Savona, il paese di Pia, come gli altri della zona, non poté costituirsi in libero comune anche se tale unione contribuì a far conservare alla regione finalese una significativa unità politico-amministrativa.

All’interno del monastero si producono  vari tipi di miele (acacia, arancio, castagno, eucalipto, girasole, lavanda, rododendro, sulla, tarassaco),  polline, propoli, liquori, pappa reale e creme varie (estetiche e curative).

 

Abbazia S. Maria di Finalpia
via Santuario, 59
17024 Finale Ligure (SV)

 

 

Tel. 019602301