La Cava Vecchia di Verezzi

E’ stata una delle poche cave in Pietra del Finale coltivata in galleria. La tecnica di coltivazione definita a cannetta” prevedeva l’utilizzo di punta e mazzetta per l’esecuzione di profondi solchi nel banco roccioso, fino all’isolamento della porzione di blocco delle dimensioni volute, (mediamente di 50 cm) che veniva poi liberato definitivamente grazie all’utilizzo di cunei di legno appositamente bagnati. Impregnandosi e aumentando di volume i cunei scalzavano il blocco dalla parete lungo il perimetro precedentemente forato. In tempi più recenti i cunei di legno di fico vennero sostituiti da cunei di ferro pressati a colpi di mazza. Lungo le pareti perimetrali della cava è ancora possibile scorgere i segni caratteristici lasciati dalla punta in acciaio.
Intorno al 1850 si sviluppò il lavoro nelle cave e una decina di famiglie traeva sostentamento da esse, ai primi del novecento si arrivò ad un centinaio di operai dislocati nei vari siti estrattivi e alla costruzione di un pontile metallico per l’attracco delle navi adibite al trasporto dei grandi blocchi di pietra.

La Cava
La Cava

I minatori più esperti venivano dal paese cuneese di Barge o da un'altra zona storica di estrazioni, le Alpi Apuane. Molte delle famiglie che oggi vivono a Verezzi discendono da quegli operai. Verso la fine degli anni trenta si sfiorò la tragedia, perché la volta della cava crollò all’improvviso (la conformazione attuale è il risultato di quel crollo), fortunatamente durante l’ora di pausa, quando i cavatori erano all’aria aperta a consumare il pranzo.
Nei cumuli di pietre residui delle lavorazioni e sui manufatti abbandonati si possono osservare numerose impronte e gusci abbondanti di Pettinidi (conchiglie), Echinidi (ricci di mare), Brachiopodi (coralli) e piccoli denti di Selaci (squali).
Mentre a Finale l’estrazione della pietra omonima è stata praticata solo in alcuni periodi storici, a Verezzi lo sfruttamento delle cave è stato caratterizzato da una maggiore continuità. Da tempo la cava è chiusa ma negli anni Novanta, dopo essere stata ovviamente messa in sicurezza, è diventata palcoscenico suggestivo per la rappresentazione di spettacoli teatrali  tratti dall’Inferno e dal Purgatorio.

 

Impronte di gusci di conchiglia (Pettinidi)
Impronte di gusci di conchiglia (Pettinidi)