L'Eremo del Capitano D'Albertis

L'Eremo
L'Eremo

Il Capitano Enrico Alberto D’Albertis (1846-1932), fu sicuramente un personaggio originale e affascinante animato dal gusto per le sfide e l’esplorazione. Nato a Voltri (Genova) da un agiata famiglia di industriali tessili, dedicò la propria vita alla curiosità e alla “scoperta della conoscenza”. Attratto fin da bambino dal mare, si imbarcò su navi a vela e alimentò la sua passione per la navigazione. Diventato Ufficiale della Marina Mercantile venne promosso, a soli venticinque anni, al comando della prima nave italiana ad attraversare, nel settembre 1870, il Canale di Suez da poco inaugurato.
Il Capitano D’Albertis fu un instancabile marinaio, esploratore, filantropo, speleologo, scrittore, fotografo; un uomo eclettico che seppe coltivare infiniti interessi in campo scientifico e che strinse molteplici rapporti di amicizia con numerosi studiosi italiani e stranieri. Lettere e fotografie documentano i suoi contatti epistolari con Gabriele D’Annunzio, Giuseppe Verdi, Edmondo De Amicis che definì D’Albertis “girovago pintor di meridiane” proprio per la sua passione per gli orologi solari. ( costruì ben 103 meridiane in tutto il mondo)
Egli grazie alla sua intraprendenza e alle possibilità economiche, poté interessarsi di storia della navigazione, geografia umana, usi e costumi ,commerci ed economia, compiendo numerosi viaggi e documentando attentamente con scritti e fotografie quanto andava osservando.  
Compì tre volte il giro del mondo e una volta il periplo dell’Africa, utilizzando i più svariati mezzi di trasporto, dalla nave al cavallo, dal treno al cammello, dalle barche a vela agli idrovolanti. Raggiunse San Salvador nel 1893, seguendo la rotta intrapresa 400 anni prima da Cristoforo Colombo e utilizzando strumenti nautici da lui stesso costruiti prendendo a modello quelli in uso ai tempi del grande navigatore genovese.
Collaborò attivamente con Arturo Issel  anche in occasione di diverse campagne di ricerca nelle caverne del Finalese. Per esempio si apprende che fu proprio Enrico Alberto d’Albertis in compagnia del fratello Bartolomeo a entrare per primo e a rendersi conto dell’importanza paletnologica della Caverna delle Fate e partecipò attivamente sempre con l’amico Arturo Issel agli scavi e alla raccolta di materiali presso la Caverna delle Arene Candide.

Il Capitano D'Albertis
Il Capitano D'Albertis

Sulla cima di Capo Noli costruisce un piccolo chalet in legno e pietra il cui interno doveva sembrare quello delle sue imbarcazioni. E’ questo un luogo di selvaggia solitudine, oggi decadente, nato per essere il suo paradiso estivo, quando i lunghi periodi trascorsi a navigare glielo permettevano. Raggiungibile solo a piedi o a dorso di un mulo, il Capitano crea dunque, arroccato sul pianoro nascosto dalla vegetazione sovrastante le scogliere, il quartier generale di una nuova residenza denominata appunto “Eremo”. Realizzò dinanzi all’abitazione un grande giardino botanico, ricco di piante esotiche provenienti dai suoi lunghi viaggi intorno al mondo, l’albero di banane, un cactus del Messico, il melo cotogno e l’arancio amaro. Il giardino aveva  viali e sentieri dai nomi poetici e curiosi, molti dei quali in dialetto. Al centro del piazzale antistante l’abitazione si innalzava un albero di veliero dove il capitano amava svolgervi il rituale saluto dell’alza bandiera. Fece costruire anche una torre appena sopra l’Eremo: la Torretta della Vittoria in onora della vittoria dell’Italia nel primo conflitto mondiale. Di questa torretta purtroppo non vi è più traccia.

Tavolino e sedie in pietra con vista mare
Tavolino e sedie in pietra con vista mare

Nonostante la scritta “Noli me tangere” (non mi toccare) ironicamente collocata sulla facciata, l’Eremo non lo isola affatto dai suoi amici e dai personaggi illustri dell’epoca, per i quali rappresenta un perfetto luogo d’incontro.
In una nicchia naturale alla base del capo, nel 1921, il Capitano fa porre una statua della Madonna in marmo bianco, la Stella Maris: nasce così, all’inizio dell’estate, la tradizione dei pescatori e marinai di Noli, di rendere onore, con una processione di barche, alla “Protettrice del Mare”.
A Noli, inoltre, sul palazzo del Municipio nella facciata prospiciente la passeggiata a mare, D’Albertis realizza nel 1925 una meridiana, il cui motto: ”Noli, la solitaria pescatrice, nell’amplesso del Sol l’ora ti dice” viene coniato dall’amico Lorenzo Castamora, farmacista e poeta nolese.
L’Eremo del Capitano D’Albertis realizzato nel primo quarto del XX secolo, costituisce un significativo
esempio di piccolo edificio di villeggiatura del periodo, ma soprattutto preziosa testimonianza della vita di una delle più interessanti ed eterogenee personalità della vita culturale e scientifica della Liguria.
Oggi purtroppo desta in stato di completo abbandono anche se tuttavia, mantiene il fascino del piccolo bungalow in perfetto stile coloniale che dominava il mare e le scogliere di Noli.

Il Capitano D’Albertis alla sua morte lasciò alla città di Genova il Castello di Montegalletto e le sue innumerevoli raccolte di oggetti (tra cui spiccano armi e meridiane), fotografie e materiale proveniente da ogni parte del mondo.