Gli antichi Lavatoi

L'antico Lavatoio di Verezzi
L'antico Lavatoio di Verezzi

Cento anni fa, c’era un luogo dove a parlare, scambiare informazioni, litigare e divulgare notizie erano essenzialmente solo le donne. La colonna sonora era rumorosa, accompagnata da tonfi sordi e sciacquio continuo, magari anche da qualche accenno di canto, a volte da imprecazioni: era il lavatoio pubblico. 
Di questi lavatoi restano ancora numerosi esempi nei nostri borghi ma ormai sono strutture prive di vita, silenziose, mancando spesso anche della presenza dell’acqua. 
L’attività svolta dalle frequentatrici era pesante, faticosa e ingrata, si soffriva il freddo, l’umidità causava dolori e il peso dei panni bagnati era notevole. Il sapone e la spazzola erano gli unici aiuti, non esistevano guanti protettivi e a lungo andare le mani si screpolavano e deformavano. 
Ma l’incontro al lavatoio aveva anche qualche piccolo lato positivo per le donne e le ragazze che vi si recavano: non c’erano maschi nei pressi e si poteva parlare liberamente fra donne. 

 

 

Il Lavatoio di Finalborgo
Il Lavatoio di Finalborgo

Ciò stava a significare che le parole che si scambiavano potevano spaziare dal pettegolezzo alla richiesta di consigli, dalla malignità su qualche assente all’ informazione sulla gestione di qualche piccolo problema intimo. E le persone parlavano, ridevano, piangevano, imprecavano, a volte cantavano. 
Uno dei lavatoi più belli è certamente quello che si trova a Finalborgo, oltre Porta Romana: coperto, grande, ben illuminato, con una doppia fila di vasche contigue dove l’acqua scorre liberamente, apportata da una canaletta apposita e se ne va con un sistema di raccolta ben studiato, risale al 1918. 
Un altro bel lavatoio si trova a Verezzi: all’ aperto in un angolo ben riparato e ombreggiato fino a non molti anni fa da un grande albero, dimostra l’ingegno del costruttore nel riuscire a rifornire d’acqua la borgata poiché dotato di una pompa manuale ancora funzionante. A volte i lavatoi erano situati direttamente presso una sorgente o lungo una “bealera come nel caso di quello di Calice Ligure.   

                                                                                                (Tratto da "I Lavatoi"di Giovanna Fechino sul n°18 de" Il Quadrifoglio")